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sabato 3 aprile 2010

Google, aggiornati nella notte i pagerank


Da Wikipedia:
"Il PageRank è un algoritmo di analisi che assegna un peso numerico ad ogni elemento di un collegamento ipertestuale d'un insieme di documenti, come ad esempio il World Wide Web, con lo scopo di quantificare la sua importanza relativa all'interno della serie...

L'algoritmo di PageRank è stato brevettato (brevetto US 6285999) dalla Stanford University; è inoltre un termine ormai entrato di fatto nel lessico dei fruitori dei servizi offerti dai motori di ricerca. Il nome PageRank è un marchio di Google... Gli algoritmi che rendono possibile l'indicizzazione del materiale presente in rete utilizzano anche il grado di popolarità di una pagina web per definirne la posizione nei risultati di ricerca."

Stanotte, nel silenzio e in pieno periodo delle feste di Pasqua, sono stati aggiornati i pagerank dei siti internet che popolano il web e sono catalogati su Google. C'è sempre un alone di mistero sul momento e il modo in cui BigG effettua la sua catalogazione, non sono date prefissate e solo gli addetti ai lavori ne conoscono più o meno (a colpi di rumors) il momento. L'evento è molto atteso dai professionisti del web, dai possessori di network e siti che cercano visibilità, sponsor e posizionamento all'interno del motore di ricerca dominatore di internet.

mercoledì 17 marzo 2010

Notizie a pagamento? No, grazie


La prossima sarà un'estate di fuoco sul campo delle news online. Da qualche tempo infatti editori e giornali si stanno preparando, attraverso le più varie strategie, ad affrontarsi e confrontarsi sul campo dei contenuti a pagamento.
Ovviamente il pensiero dei grnadi gruppi editoriali è tutto rivolto ai profitti, senza tener conto dell'orientamento e della propensione dei lettori a spendere per avere informazioni. Nei riguardi dei lettori, delle loro esigenze ed opinioni, come al solito non c'è nessuna attenzione.
Sul piatto c'è un evento che potrebbe benissimo fare da test e da entrata per centinaia di migliaia di lettori nel meccanismo pay per news: i mondiali di calcio.
Le voci che arrivano dagli States sono sempre più consistenti e d'altra parte non c'è miglior pollo da spennare se non un tifo di calcio, disciplina che riscuote un enorme successo a livello planetario, con l'esclusione di pochissimi casi (tra cui guardacaso gli Usa).
Anche in Italia ci sono insistenti segnali in tal senso e già si sono in atto sperimentazioni di micropagamenti su contenuti altrove gratuiti (ad es. Repubblica.it su iPhone).
Tuttavia c'è un dato incrontrovertibile con l quale le major e i giornali devono fin da subito fare i conti: la stragrande maggioranza del pubblico non pare intenzionata a sborsare un solo euro per fruire di servizi che fino ad oggi sono gratis. Secondo PEW solo il 15% degli utenti sarebbe disposto a pagare per avere accesso ai contenuti del sito preferito e l'80% andrebbe in cerca del contenuto altrove.
Ciò che colpisce di più dell'indagine svolta da PEW è come sia diverso, rispetto a tutti gli altri media, il concetto di "affezzione" in internet, dove ogni cosa è a portata di click, con molteplici fonti a disposizione, con la possibilità di cercare e trovare facilmente i contenuti con un motore di ricerca. Infatti la navigazione cossiddetta "trasversale" per gli internauti è la normalità e non una eccezzione.
Alla luce di questo studio (ma c'era proprio bisogno di farlo questo studio?) è chiaro lo stravolgimento nelle abitudini del pubblico e di conseguenza le scelte editoriali dei grandi gruppi sembrano alquanto fuori luogo, scoordinate rispetto alla realtà dei fatti.
In conclusione, gli editori, invece che imparare dal passato, dai propri errori, e guardare al futuro e alle tecnologie che sono già oggi disponibili a tutti, stanno imboccando quello che secondo tutti gli studi e anche secondo il comune buonsenso sembra proprio un vicolo cieco.

Per fortuna esiste oggi un nuovo modello, che valorizza i contenuti, dando visibilità e sostegno a chi li produce, siano essi editori, blogger o giornalisti (per hobby o professione): si chiama Net1News. E' una neonata piattaforma, che sta crescendo velocemente, dove chiunque abbia un sito di informazione di qualsiasi argomento può postare le proprie notizie, ricevendo in cambio visibilità e, se il contenuto è valido, anche dei proventi. Il tutto, in completa trasparenza, è mediato meritocraticamente da un meccanismo che premia i contenuti più letti.
Insomma tutto il contrario rispetto alla direzione dei dell'editoria, ma nella rotta giusta per essere produttivi ed efficaci in rete.

martedì 5 maggio 2009

Web3D, Google ci prova.

In questi giorni Google ha rilasciato O3D (clicca qui per vedere un esempio), un plug-in open source per tutti i browser web più diffusi, realizzato con lo scopo di aggiungere la terza dimensione all'esperienza web a cui siamo abituati. Pur in fase embrionale, il progetto apre scenari molto interessanti che potrebbero
stravolgere completamente la navigazione web, grazie anche all'utilizzo massiccio dell'accelerazione 3D garantita dalla schede video moderne.
Il Web3D è un progetto che avanza già da qualche anno e ora con il contibuto del motore più diffuso della rete, si punta su un suo più massiccio sviluppo. Il colosso di Mountain View ha infatti deciso di entrare a modo suo nell’affare e di prendere parte attiva allo sviluppo del Web3D. Ad essere lungimiranti l’obiettivo di Google non è solo sviluppare tecnologie per il Web3D ma anche quello di rendere usabile tramite un browser Web i propri prodotti, come SketchUp e Google Earth.
Il plugin sviluppato da Google si chiama O3D Web API e utilizza un approccio più di alto livello ripetto al concorrente rilasciato da Mozilla, il plugin Canvas3D di Firefox. Esso cerca di costruire degli oggetti Javascript che astraggano le potenzialità di OpenGL, consentendo anche di effettuare operazioni complesse con pochi “metodi” degli oggetti. Ad esempio usando il plugin O3D sembra che il “loading” di “modelli 3D” risulti più facile e immediato.

mercoledì 29 aprile 2009

Web - Governo italiano : 1-0



Per questa volta è fatta. Almeno per il momento, la guerra senza esclusione di colpi tra il vecchio mondo (e modo di comunicare) e il nuovo vede uscire vincitrice la rete. Ma per poco. Il potere politico, economico-finanziario e mediatico italiano sta ormai sempre più scoprendo le sue carte, fatte di divieti, tasse, blocchi e censure. Ovviamente il tutto coperto dalla improvvisa scoperta della "legalità" scritta e votata da un parlamento inquinato da chi la legge non l'ha rispettata qualche volta.
In realtà a vincere non è stato solo il web e il suo popolo, ma è stata la libertà e non quella scritta nel nome di qualche movimento o partito politico, ma quella vera. La libertà di comunicare, informare ed informarsi attraverso la rete.
La notizia è che i Deputati italiani, mostrando una "maturità ed un rispetto per i diritti fondamentali dei cittadini e degli utenti" superiore a quello dei colleghi del Senato, nella notte di ieri, hanno abrogato l'art. 60 del DDL n. 2180, meglio noto al grande pubblico come emendamento D'Alia, approvando l'emendamento Cassinelli. L'emendamento D'Alia avrebbe drammaticamente ridotto la libertà di informazione nel nostro Paese per effetto dell'applicazione di una perversa logica repressivo-cautelare in forza della quale la sospetta commissione da parte di un singolo di un reato di opinione (che già comporta una limitazione ai diritti democratici dei cittadini garantiti dalla costituzione) avrebbe finito con il gravare sull'intera collettività che, dalla sera alla mattina, si sarebbe ritrovata nell'impossibilità di informare ed informarsi attraverso blog, ugc e altre piattaforme telematiche.
Si potrà riflettere poi su come sia potuto accadere (ma già lo sappiamo!) che nel 2009 un senatore della Repubblica Italiana abbia proposto (ed i suoi colleghi abbiano a larga maggioranza approvato) un emendamento che minacciava di oscurare la Rete nel secolo della Rete.
Insomma sarebbe stata una catastrofe per il già agonizzate sistema italiano dell'informazione. Un colpo di grazia che avrebbe portato il nostro paese alla pari di stati come la Cina.
Per questa volta il pericolo è scampato... ma per poco.

Prepariamoci alla prossima mossa.